• 26 Marzo 2019

A pochi km da Bordeaux, nel Comune di Pessac, esiste un luogo speciale. La sua peculiarità non è da ricercare nelle evoluzioni geometriche che le archistar ci hanno abituato a riconoscere andando quasi contro le naturali leggi della gravità, ma è rintracciabile piuttosto nell’idea che ha guidato la visione di un architetto e la volontà di un imprenditore illuminato. Non un architetto qualsiasi, si parla di Le Corbusier. Non un imprenditore qualsiasi, si parla di di Henry Fruges. Anche il sito non è un luogo qualsiasi: siamo in Gironda, dipartimento dell’Aquitania incastrato tra due fiumi, la Dorgogna e la Garonna, e dominato dai più antichi e nobili vigneti francesi. Gli anni non sono anni qualsiasi: siamo a metà degli anni ’20 del 900, a cavallo fra le due guerre mondiali: in Italia il Fascismo muove i primi passi, in Germania Hitler proclama la “rivoluzione nazionale”, qualcuno in Giappone prova ad uccidere Hirohito ed in Francia i due coniugi Adolph Leroy e Rose Merlin aprono una rivendita di residuati bellici della prima guerra mondiale. Anche a Pessac sta accadendo qualcosa di speciale: Henry Fruges, imprenditore impegnato nella produzione dello zucchero ma anche studioso ed appassionato di arte si ritrova fra le mani un libro dal titolo “Verso un’architettura”, scritto da Charles-Edouard Jeanneret-Gris, che ama firmarsi Le Corbusier nei suoi articoli sull’Esprit Nouveau. “Verso un’Architettura” non è semplicemente un libro, è un manifesto. Il manifesto dell’architettura contemporanea, che pone l’uomo ed il progresso tecnologico al centro del pensiero progettuale che muove la matita dell’architetto nella definizione di spazi e forme. Fruges resta affascinato a tal punto da questo libro che decide di acquistare dei terreni proprio a Pessac, cittadina rinomata per la salubrità dell’aria. C’è la stazione ferroviaria, l’Ospedale e il vino ovviamente. Immerso in questo incantevole contesto, Fruges decide di affidare a Le Corbusier la progettazione e la costruzione delle abitazioni per gli operai che lavorano nelle sue fabbriche di zucchero. 200 unità abitative moderne, dignitose e progettate per trasformare la vita delle persone che le abiteranno. La piccola città della classe operaia godrà degli stessi comfort delle grandi ville costruite per gli industriali e la borghesia dell’epoca: hanno l’acqua corrente, il bagno con doccia “all’italiana”, il riscaldamento, l’energia elettrica e anche il garage dove parcheggiare l’autovettura. Perché l’autovettura è l’innovazione, la tecnologia che entra nella vita dell’uomo contemporaneo e la trasforma totalmente. L’intervento architettonico si adopera nella definizione del contesto elaborando non solo il moduli abitativi ma l’urbanistica dell’area su cui questi verranno costruiti: la qualità dello spazio urbano è importante tanto quanto l’acqua corrente dentro casa ed il verde, le alberature sono necessarie quanto la centrale termica per il riscaldamento. Con questo pensiero rivoluzionario Le Corbusier disegna le strade e le varie tipologie di insediamento per gli operai di Fruges e le loro famiglie, insediamenti che saranno di ben 5 tipi: ad “arcade” per le villette a ridosso del bosco, i “grattacieli” per gli edifici di 4 piani costruiti in aderenza ed accoppiati su di un lato comune, le “zig – zag” e le “sfalsate”. Tutte hanno la terrazza accessibile tramite una scala esterna per poter godere del sole nei periodi estivi, trasformando quel che fino ad allora era una semplice copertura in un luogo di socialità e relax: il giardino pensile sul tetto. Un altro importante elemento viene inserito nella vita domestica della classe operaia: il colore. Le case poggiate su piloties per rifuggire l’umidità e inondate dalla luce grazie alle ampie finestre “a nastro” che corrono sulle facciate libere hanno alcune pareti esterne pitturare con pigmenti color terra di siena bruciata per richiamare il colore della terra di Pessac, blu oltremare chiaro come il cielo che sovrasta questo angolo di mondo e il verde inglese pallido come la vegetazione del bosco che si scorge fra un edificio e l’altro. Per la prima volta nella storia l’architettura concepisce gli elementi di riferimento per l’abitazione dei ricchi e dei poveri. Anche la casa della famiglia operaia, cosi come la villa di lusso, viene concepita come un’opera d’arte, sia nelle forme che nell’innovazione spaziale. Anche se le superfici sono minime le soluzioni spaziali sono generose e mirate: al piano terra c’è il garage dove parcheggiare l’auto, c’è la legnaia per mantenere in funzione la centrale termica per scaldare l’aria e l’acqua ma c’è anche la lavanderia. Al piano primo c’è il salotto che è anche sala da pranzo, affinché il pasto non sia solo occasione di nutrimento ma di convivio e scambio di idee. Al secondo piano ci sono le camere da letto con il bagno e la doccia. Il tetto è un giardino per i bagni di sole, per ritemprare le membra e rinforzare le ossa. Come sono lontani i racconti di Dickens e le storie del povero Oliver Twist!

Se qualcuno si è opposto a questo miraggio architettonico? assolutamente si! L’ufficio tecnico del Comune nel 1924 bloccò per ben 4 anni l’inizio dei lavori farfugliando motivazioni subdole che mascheravano l’invidia per questa classe operaia con l’energia elettrica in casa. Dal sogno di Fruges solo 50 sono le unità abitative costruite delle 200 previste dal progetto urbano. Questo saggio imprenditore rischiò anche il fallimento a causa dei ritardi e dell’aumento dei costi dell’intervento, superiori del 20% rispetto alle previsioni. Di queste 50 unità, 4 sono rimaste di proprietà del comune ed utilizzate come edilizia economica e popolare, mentre le altre sono state acquistate da architetti, ingegneri, avvocati e cittadini che hanno saputo riconoscere la grandezza di questi piccoli e mirabolanti capolavori di architettura. Oggi 12 unità abitative sono state completamente ristrutturate e riportate nella loro configurazione originaria di progetto perché si, anche in Francia si commette qualche abuso edilizio, ma se vuoi vivere in un’opera d’arte la devi trattare come tale e rispettare le regole. Cedrik Ferrero, un giovane che nel 2008 ha acquistato una di queste proprietà, alla domanda “come si vive in una casa di Le Corbusier” ha risposto: “È un nuovo modo di vivere e vedere le cose, una filosofia di vita dettata dalla qualità che la casa conferisce. Tutto è stato pensato e progettato, con il paesaggio come unico panorama”. 

La lezione di Le Corbusier vive ancora oggi fra le stradine di un piccolo comune francese. Fuori dagli itinerari turistici e lontana dalle forme mirabolanti dei nuovi edifici contemporanei e cosi diversa dagli eleganti palazzi in pietra ocra del meraviglioso centro storico della vicina Bordeaux, è possibile ritrovare il percorso di ricerca che anche l’uomo moderno ha saputo costruire e mettere a fianco della ricchezza: l’impegno sociale e l’attenzione verso coloro che hanno dato la propria vita per il progresso e il PIL, fosse solo per sollevare sacchi di zucchero ed addolcire i caffè di un bistrot.